Lo dirò all’arto fantasma

Tutto è bene quel che non finisce

Tertium_dabatur-michele-mari-raffaella-stacciarini

Ecco, allora: premettendo che se Siti, Arbasino e Busi fossero morti lui sarebbe il miglior italiano vivente, e visto che Siti è ormai un malato terminale di civismo degenerativo (quanto ci mancano i pompini lirici di Scuola di Nudo, Walter), Arbasino ha sbarrato il portone della sua torre d’avorio e Busi si è rincoglionito, possiamo pure quasi affermare o almeno supporre che lo sia.

Certo, Michele Mari pecca nelle lunghe distanze, alla centesima pagina le ossessioni arrancano sul già detto, l’evanescenza dei suoi fantasmi dilegua nella maniera, l’accademismo attenta la poesia, ma vabbè. A me fa tanto piangere e ridere. Perché quando i fantasmi e le ossessioni finiscono nei libri continuano nella vita, o viceversa, e ancora e sempre viceversa, per garantire ai posteri l’osmosi di fatti e parole iniziata col primo verso di Onan. Massa solare permettendo, si viceverseranno per altri 5 miliardi di anni, e Mari…

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