Shame

Far entrare qualcuno è impossibile, si rischia di essere feriti. La responsabilità, la paura della responsabilità, paralizza. Scopare è più facile che amare: non implica nessun coinvolgimento. Nessuna intimità

Shame

Avete mai sofferto di panico notturno? Soprattutto: sapete cos’è il panico notturno? Vi sembra di soffocare, come se un macigno vi stesse schiacciando il petto, o come se qualcuno vi stesse strangolando.
Accade spesse volte alla fine di una relazione importante, quando la mente e il cuore si dividono il corpo per zone. E la comunicazione fra questi territori è interrotta da frane.
La vera solitudine si rintana in questa invalidità permanente. Un ictus dei sentimenti che ha colpito me e forse tutti voi. Talvolta, sembra di percepire una scintilla, un battito, una pausa improvvisa nel ritmo del tempo. Poi, il lampo si spegne e il mondo continua a girare a luce smorzata. Alla velocità che gli è propria. In questo isolamento si può rimanere per molti anni. Anche a vita. Un mio amico mi ha sognato immersa in acque torbide, piene di pesci morti. Gli dicevo

«Quello che non ha più motivo di esistere se ne va in fondo al mare»

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Ieri ho cancellato un numero di telefono, poi anche un secondo. Ci ho pensato un po’ prima di farlo. In questi casi vi fermate a ripercorrere un viaggio, un bacio. Se avete fatto l’amore ed è andata bene. O se avete fatto sesso ed è andata male. Oppure se è andato bene il sesso ma l’altra persona si è ritratta, perché esporsi sarebbe stato troppo e troppo complicato per la rapidità degli incontri metropolitani. Sono lame: la seduzione, la mano che scivola sotto l’elastico dei collant, il fuoco e l’eccitazione che ti bagna. La penombra. L’odore sgradevole dei corpi non più giovani al mattino. Poi niente. Una caduta, un bottone che spegne il film. Insomma, dovete decidere se avete voglia di dimenticare o meno quello che un numero rappresenta. In fretta

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David LaChapelle, Deluge, Chromogenic Print. ©David LaChapelle, 2006

Ore dopo questo piccolo ritorno, ho incontrato il volto associato al numero. Voleva scambiare due chiacchiere. Era sereno, prima in compagnia della madre e poi solo. Mi ha confessato che il suo terapeuta gli ha detto che con molta probabilità non sarà mai in grado di amare.

Gabriele Croppi, Metafisica del Paesaggio urbano, fotografia
Gabriele Croppi, Metafisica del Paesaggio urbano / Roma, fotografia, 2011

 

Ci siamo detti «Arrivederci». Però non credo che ci rivedremo

L’ultimo uomo che ho frequentato si è appena sposato. Seduto accanto a me, al corso di meditazione che ancora seguiamo insieme, mi ha mostrato una sottile fede di platino. Ha firmato in Comune, anche se sostiene di essere cattolico, o cristiano. Diceva che ogni medaglia ha il suo rovescio, quindi non saprei decifrare se fosse appagato dalla scelta.

 

http://cineblog01.top/film-streaming/176-una-relazione-privata.html

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5 pensieri su “Shame

  1. Osservo ormai corpi e menti che si incontrano o meglio si urtano, all’interno di questo acceleratore di particelle che è la contemporaneità. Baci e amplessi divengono cortocircuiti esistenziali capaci di generare energia orgasmica e poi vuoto pneumatico, colmabile solo con altra accelerazione.
    Sbattere su un corpo per “sbattersi” un corpo. Sesso stocastico, amplessi con rilevanza matematica.
    Gli amori sono deviazioni statistiche, puntini dispersi attorno alle rette di correlazione. Stelle, lontane miliardi di anni luce dalla galassia che noi chiamiamo cuore o anima.
    Ho incrociato i miei occhi con una donna, pochi giorni fa. Eravamo seduti a spiluccare cibo, a bere vino, con lentezza. Siamo stati assieme qualche ora con un tempo che sapeva di qualcosa di diverso, almeno per me. Dilatato, poi compattato come se respirasse alla mia stessa frequenza. Troppo fragili entrambi permettersi di sbattere per “sbattersi”. Troppo forti per far collidere le nostre durezze.
    Nessun bacio, nessuna mano fra le cosce. Desiderare è stato più bello di una scopata sulla spalliera di un divano. L’eiaculazione degli occhi, le unghie delle parole piantate nella schiena, sono state la penna che lascia il segno sulla tua carta personale. L’eccitazione tatuata sotto la lingua che non si può placare mi ha reso per un attimo immortale alla banalità, sconfiggendo ogni regola e ogni velocità.
    Mentre tutti sbattevano per sbattersi, io mi sono fermato e ho fatto l’amore con l’universo.
    Non cancellerò il suo numero.

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  2. “E allora da dove trai conforto?” “Dalla consapevolezza della mia libertà interiore”, rispose dopo un momento di silenzio. “Questo inalterabile bene prezioso, che solo da me dipende se perderlo o conservarlo. Dal sapere che le passioni spinte al parossismo come attualmente accade finiscono per esaurirsi. Che ciò che ha avuto un inizio è fatalmente destinato a finire. Quindi, come prima cosa vivere. Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, aspettare, sperare”. (Irène Némirovsky, Suite francese)

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    1. Libertà: forse una forma d’estetica della privazione come scelta e non come imposizione.
      Lo Shibari coi suoi filamenti di purezza controluce nel clip Easy suggerisce che ogni cosa contiene il seme del suo opposto.
      Così la vera spregiudicata libertà sta nella stretta della corda che una volta sciolta restuisce alla prigionia.

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