The fireflies room

La prima volta i suoi occhi. Dopo poche ore avevo la bocca attaccata alla sua birra. Poi le labbra alle sue. Lui non lo avrebbe fatto così in fretta, non faceva niente in fretta. Quella notte entrai nella sua stanza e lui nella mia vita. Per sfasciarla

La camera era asettica, molto, troppo ordinata. Nessuna traccia di storia personale, non un segno di preferenza o gusto particolari: libri, riviste o foto attaccati alle pareti. Giusto un cartoncino a foggia di pinta di Guinness con le ali da pipistrello e altri due poster da salone di parrucchiere. Sembrava quasi che chissà quale straordinario segreto dovesse sgattaiolare fuori da un cassetto o da dentro l’armadio

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Raymond Depardon, Van-Tao, Vietnam, 170 × 247 cm, 1972. © Raymond Depardon — Magnum Photos

Mi trapassava con lo sguardo come fossi stata una creatura venuta da un altro pianeta, mandata apposta per tendergli la mano e trasformarlo in un essere umano invece che in un personaggio degno della migliore tradizione Harmony.

— “Puoi chiedermi ciò che vuoi, non approfittartene però

Mi sussurrava. Con una voce, una voce che faceva fremere le mie ossa.

—“Non mentirmi mai

Gli rispondevo. Emozionata e rapita come una liceale. “We are stoned, immaculate…, mi insegnò una poesia di Jim Morrison che era del Sagittario: “Il più filosofico dei segni zodiacali”. Il mio “Lucifero” invece era dello Scorpione, e il fiele dopo il miele non tardò a insinuarsi nelle pieghe del suo sorriso. “Sono un viaggiatore e non ho legami di sentimento…”; così mentre ci sbronzavamo beati, ingollando sorsate di Jd, cominciarono a serpeggiarmi intorno entità, echi di presenze, timori che ebbero modo di esprimersi in forma onirica già dalle prime notti trascorse insieme. Sognai un gatto nero che artigliava in profondità il mio petto. Vedevo Lucifero aprire il portafogli e tirarne fuori quattro foto tessera, di quella che mi indicava essere la sua donna; ancora Lui mi incatenava a sé in una improbabile quanto angosciante discesa giù per sulfurei gironi infernali. Non c’era luce, non c’era aria. Solo scale e miasmi…

'Village of the Damned' 2016
Clement Page re-pictures, Village of the damned, film (1960)

Tuttavia, lo seguivo incapace di oppormi. Non si voltava a guardarmi, come un Orfeo più ubbidiente di quello della tradizione. Scendeva, scendeva e basta. Il mio scatto lo svegliò: ritta sul letto, gli occhi sbarrati, ansimante, per nulla presente a me stessa. Gli parve lo osservassi nel buio. Perlomeno così mi raccontò il giorno seguente. Rimase interdetto ad aspettare, finché non mi fui tranquillizzata e sistemata al suo fianco. Una premonizione. Lucida e temibile. Una ragazza l’aveva, da lungo tempo anche. Altre, collaterali, servivano da corollario al suo modo di vivere sregolato. Sulla mia strada camminava un compagno che, per le esperienze condivise, avrei potuto considerare un marito. Lui, invece, non cedette subito ai miei inviti. Forse per sancire una distanza, tra me e le partite facili. Così l’amore lo facemmo con le mani e con le parole

Intanto s’era già intrapresa la sfida. l’altalenante gioco del destino. Dopo appena ventiquattro ore insieme. A colpi di dichiarazioni d’eternità. Il nostro incontro, alle 17: 10 di un mercoledì diciassette giugno, avvenne dopo la sua decisione che io, e precisamente io, sarei stata, a tutti i costi, sua. Furono forse i miei capelli rossi e la mia solitudine a farsi notare mentre arrotolavo una sigaretta di Golden Virginia, tabacco d’importazione, aromatico e umido. Io seduta in disparte, io che urlavo “prendimi”, e non lo sapevo ancora. Nemmeno adesso. Io in quella foto stampata nella testa, durante i festeggiamenti di laurea di un’amica. In via delle Bisce numero sei. C’era un prato che circondava la casa dove ognuno di noi, ancora ignaro dell’altro, varcava le proprie soglie.

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Yayoi Kusama, You who are getting obliterated in the dancing swarm of fireflies, Istallation 250 LED lights, The Phoenix Art Museum, 2015

Sull’erba umida per un acquazzone recente. Sorpresi dalle lucciole, brillavamo insieme a quella danza di piccoli, ardenti, struggenti, fuochi.

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