Perfect day

Ma l’impresa è che l’ora diventi il sempre

(Il ladro di Bagdad, Paul Leandro, 1960 Mexico City)

« Quando sei stato felice? »

« Cioè? »

« Raccontami un giorno, un momento, in cui sei stato davvero felice… »

« Uhm… »

melinda2_original_large2
Martin Kersels, Tossing a Friend (Melinda 2), C-Print — 67 × 100 cm — Edition of 6 Courtesy of the artist & Galerie G-P & N Vallois, Paris 1996

A cavalcioni, sulle spalle di mio padre mentre andavamo a vedere un pony.  Mi sentivo protetto e non avevo bisogno d’altro al mondo, dice Tony, fumando una marlboro dopo l’altra

« Dimmi tu se sono felice…», ma l’altro non poteva accontentarlo. Il Bello, per anni nascosto dietro una fede, per scansare ogni equivoco relazionale, aveva trascorso il tempo del suo matrimonio a nascondersi con garbo all’ombra delle cortine abbassate, nella casa di Anguillara. Si portava le troie con le tette rifatte e le labbra a canotto. Spesso gli amici, per una gang bang da filmare e tenere in archivio. Qualche labbro si spaccava come un frutto maturo, davanti alla doppia telecamera dei cellulari di ultima generazione, per uno schiaffo voluto e assestato male. A lui interessava l’intelligenza del consumo e mai il sentimento. L’autismo programmato e divulgabile via whatsapp. L’emozione, il palpito, non erano che discount, come certe rubriche alla Natalia Aspesi. Roba che pretendeva di risolvere i nodi di un’intera vita in forma di lettera e risposta. Non c’era giorno però che non ricordasse la spiaggia di Punta Braccetto; quel mare furioso, quei due pesci in trasparenza nell’onda. Quella solitudine biposto che ancora stancava e portava il pensiero in pianura, a respirare forte

piggyback-di-jake-e-dinos-chapman-lopera-contestata-foto-roberto-galasso
Jake e Dinos Chapman, Piggyback, 1997

Era stato felice e non lo sapeva; non lo voleva. Sarebbe toccato al futuro svelarglielo con un “colpo di teatro”. Lei l’aveva chiamato a dicembre dell’anno prima. Per quale motivo? Eugenio aveva lasciato che il cellulare vibrasse a lungo. Aveva osservato il display illuminarsi con un nodo in gola, che andava a stringersi e somigliava a un attacco di panico. Quel nome. Quel mare. Quel sole. Si era limitato a non rispondere. A non sapere. L’unica felicità era meglio non toccarla né sporcarla.

Non ancora e non più

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...