La stanza

Non posso arredare la stanza, disse la ragazza. Dovrò andare via; meno peso avrò meglio sarà. Lui teneva gli occhi bassi e giocava con le perle di legno del bracciale africano. La ragazza cominciò a spogliarsi, in silenzio

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Reuben Negrón, The Embrace, from the series Dirty Dirty Love, drawing

Il silenzio era subentrato alla fine della playlist di Youtube. Si sentiva il fiato di entrambi. Le note di lei erano diventate alte, quelle di lui gutturali.

« Come stai?», disse la ragazza

« Adesso bene », disse il ragazzo

Nella stanza il calore si era propagato e le coperte erano diventate fastidiose. Il ragazzo, nudo, fra le lenzuola di colore indefinito, si era disteso sul fianco e stava guardando i dorsi dei libri vicino al letto. Li accarezzava con l’indice e nella mente diceva: Addio Salinger, addio Bernhard, addio Carver. Fuori da là una distesa di rabbia con le conviventi velenose della ragazza, pressava sulla soglia della stanza

« Riavvieresti il Mac?», disse la ragazza

« Sì. Hai Antony? », disse il ragazzo

« Qualcosa. Cerca su Spotify», disse la ragazza

« Ci rivedremo? », disse il ragazzo

La ragazza non rispose

Fuori il buio si allargava come una macchia di risentimento e paura. Il ragazzo sapeva che oltre al freddo lo aspettava una sera senza cena. Aveva terminato i soldi che i genitori gli mandavano per il mensile. Li aveva finiti a causa della ragazza

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Haruhiko Kawaguchi, from the series Flesh Love, 2016

Per uscire dalla stanza doveva attraversare uno stretto corridoio fra la porta e l’ingresso; un budello sovraccarico di cianfrusaglie che andavano da una bicicletta senza una ruota a un’enciclopedia di cucina

« Perderai il notturno», disse la ragazza

Il ragazzo si rivestì. Uscì dalla stanza mentre la ragazza lo salutava con un cenno della mano; gli occhi incollati al display del cellulare. Oltrepassato il corridoio, restò a guardare le altre porte con le chiavi infilate nelle rispettive serrature. Si diresse in cucina. Aveva sete. Per un attimo, solo per una frazione infinitesimale di tempo, pensò di aprire il gas e chiudere le tre ragazze a chiave nelle loro stanze

Poi se ne andò, lasciando il rubinetto che gocciolava nel lavabo.

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2 pensieri su “La stanza

  1. Una donna intelligente.
    Una donna bella.
    Conosceva tutte le varianti, tutte le possibilità.
    Lettrice degli aforismi di Duchamp e dei racconti di Defoe.
    In genere con un autocontrollo invidiabile,
    Salvo quando era depressa e si ubriacava,
    Il che poteva durare due o tre giorni,
    Una sequela di bordeaux e valium
    Da far venire la pelle d’oca.
    Allora ti raccontava le storie che le erano successe
    Tra i 15 e i 18 anni.
    Un film di sesso e di terrore,
    Corpi nudi e affari ai limiti della legalità,
    Un’attrice nata e allo stesso tempo una ragazza con strane tracce di avarizia.
    La conobbi quando aveva appena compiuto 25 anni,
    In un periodo tranquillo.
    Credo che avesse paura della vecchiaia e della morte.
    La vecchiaia per lei erano i trent’anni,
    La Guerra dei Trent’Anni,
    I trent’anni di Cristo quando cominciò a predicare,
    Un’età come un’altra, le dicevo mentre cenavamo
    A lume di candela
    Contemplando la corrente del fiume più letterario del pianeta.
    Ma per noi l’incanto stava da un’altra parte,
    Nelle sponde possedute dalla lentezza, nei gesti
    Squisitamente lenti
    Del disordine nervoso,
    Nei letti al buio,
    Nella moltiplicazione geometrica delle cristalliere vuote
    E nel baratro della realtà,
    Nostro assoluto,
    Nostro Voltaire,
    Nostra filosofia da camera e da spogliatoio.
    Come dicevo, una ragazza intelligente,
    Con quella rara virtù, l’esser previdenti,
    (Rara per noi latinoamericani)
    Tanto comune nella sua patria,
    Dove perfino gli assassini hanno un libretto di risparmio
    E lei non era da meno,
    Un libretto di risparmio e una foto di Tristan Cabral,
    La nostalgia del non vissuto,
    Mentre quel fiume famoso trascinava un sole moribondo
    E sulle sue guance cadevano lacrime in apparenza gratuite.
    Non voglio morire, sussurrava, mentre veniva
    Nel buio penetrante della camera da letto,
    Ed io non sapevo cosa dire,
    Non sapevo davvero che dire,
    Salvo accarezzarla e sostenerla mentre si muoveva
    Su e giù come la vita,
    Su e giù come i poeti di Francia
    Innocenti e castigati,
    Finché non tornava sul pianeta Terra
    E dalle labbra le sbocciavano
    Paesaggi della sua adolescenza che subito riempivano la casa
    Con copie di lei che piangevano sulle scale mobili del metrò,
    Copie di lei che facevano l’amore con due tizi per volta
    Mentre fuori cadeva la pioggia
    Sopra i sacchi della spazzatura e sulle pistole abbandonate
    Nei sacchi della spazzatura,
    La pioggia che tutto lava
    Tranne la memoria e la ragione.
    Vestiti, giacche di pelle, scarpe italiane, biancheria intima che ti faceva impazzire,
    Che la faceva impazzire,
    Apparivano e sparivano nella nostra camera luminosa e pulsante,
    E tracce rapide di altre avventure meno intime
    Balenavano come lucciole nei suoi occhi feriti.
    Un amore non destinato a durare
    Ma che sarebbe stato indimenticabile.
    Questo disse,
    Seduta accanto alla finestra,
    Col volto sospeso nel tempo,
    E le sue labbra: le labbra di una statua.
    Un amore indimenticabile
    Sotto la pioggia,
    Sotto quel cielo irto di antenne dove convivevano
    I soffitti a cassettoni del XVII secolo
    E la merda di piccione del XX secolo.
    E in mezzo
    Tutta l’inestinguibile capacità di provocare dolore,
    Intatta attraverso gli anni,
    Intatta attraverso gli amori
    Indimenticabili.
    Sì, disse proprio così.
    Un amore indimenticabile
    E breve,
    Come un uragano?,
    No, un amore breve come il sospiro di una testa ghigliottinata,
    La testa di un re o di un conte bretone,
    Breve come la bellezza,
    La bellezza assoluta,
    Quella che contiene tutta la grandezza e la miseria del mondo
    E che è visibile solo a coloro che amano.

    Roberto Bolaño, La Francesa. Poesia tratta da: Los perros romanticos, Barcellona 1998. Traduzione dallo spagnolo di Carmine Mangone.

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