Scrivi o muori

Aveva parlato di Servizi segreti. Di una macchia nella sua storia. Un fatto lontano e ora vivo come brace, di delazione da parte di uno del gruppo di allora. Quello era un tipo strano che non ti guardava mai in faccia. Uno che per salvarsi la pelle non avrebbe esitato a vendersi la famiglia per intero. Fatto perso, senza fissa dimora, ma lucido abbastanza per gestire bene il traffico di roba vicino all’Università. Lui comprava solo fumo e qualche Plegine, in ogni caso sapeva dove abitava e una notte l’aveva lasciato dormire sul divano in cucina

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Judy Dater, Untitled

Così, da quel momento in avanti, la depressione, o un vago senso di male di vivere misto a bramosia, non lo aveva più lasciato. Stanco di osservare tutti gli amici, i compagni d’appartamento e le fricchettone in transito, come una massa di possibili delatori, decise, senza pensarci oltre, di trasferirsi nella casa degli zii. Morti da sei mesi, a distanza di poche settimane. Tumore la zia, crepacuore lo zio. Entrambi privi di prole e nipoti, tranne lui. Il cocco, quello cui spetta il perdono

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Pieter Hugo, Escort Kama. Enugu, Nigeria, © Pieter Hugo, Courtesy of Stevenson, Cape Town/Johannesburg and Yossi Milo, New York, 2008

Cosa avrebbe fatto nell’isolamento montano non lo sapeva bene. Si trattava di spolverarsi da dosso quel senso di tradimento. Di perdita di una comunità e del linguaggio preciso che la connotava. Orfano, era rimasto orfano per la seconda volta. E incazzato con l’infame, o gli infami. Con il sospetto che anche il suo professore di Storia moderna avesse avuto un ruolo nella cosa. La cosa orribile che l’aveva cacciato dalla sua vita, costringendolo a un rapido trasloco notturno, senza fornire spiegazioni a nessuno di loro. Meglio parlare dopo, si era detto. Dopo avere riflettuto con attenzione sulle soluzioni

Scrivere o morire gli suonava eroico. E volle stilare la tabella dei premi e delle punizioni. Coca e sigarette o acqua e patate. Una volta alla settimana sarebbe andato giù in paese, rari saluti, niente donne. La casa era rimasta chiusa per anni, vi avevano nidificato i topi. I vetri della finestra del lucernario erano rotti e il primo emporio stava ad almeno dieci chilometri. Venti in autunno, a partire dalle prime nevicate. Lo ricordava più vicino. Cosa avrebbe fatto in questa bolla di niente? Scrivere o morire, scrivere o morire, si ripeteva. Hai una qualche idea di come si fa?, pensò. No, ma i boschi mi aiuteranno, si disse. Da bambino mi piaceva qui, pensò. Il suo brillante avvenire era diventato in un lampo un dossier, le sue amicizie cancellate dai sospetti. Il mezzo rottame che l’aveva portato fin lassù avrebbe esalato l’ultima nuvola di fumo dal tubo di scappamento, appena la notte si fosse decisa a fare precipitare il barometro. Nell’armadio trovò coperte, ragni e qualche scorpione intontito. La prima cosa da buttare giù era la storia di un tossico amico suo, che aveva venduto punte di matita al posto di micropunte di LSD ed era stato pagato con un assegno scoperto. Un doppio pacco che lo divertiva ma gli ricordava anche di non avere nemmeno un grammo di fumo per sciogliere i pensieri.

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