Viaggio sola

Ci ho messo sette anni a decidermi

Ci sono cose che a non condividerle rattristano e viaggiare mi sembrava fra queste


La spinta anarchica, quindi l’antipatia per i viaggi organizzati ha fatto il resto. Stavolta però non gliel’ho data vinta alle voci del döppelganger e ho usato la pazienza che avevo per arrivare nell’unica nazione che ha sconfitto spagnoli e americani: Cuba. Certo è che a fronte di un costo faraonico, Havanatour mi sta offrendo una visita da turista della domenica, che guarda le viscere perché ha lo schermo al plasma da quaranta pollici che lo aspetta a casa. Così, se in hotel dici che hai bisogno dell’acqua, non te la portano, se chiedi alla guida di vedere il Museo internazionale di Belle arti, ti propone di lasciarti lì davanti, e se vuoi provare qualcosa di autentico ti prenota una serata di ‘vera musica cubana per turisti italiani’. Epperò non mi sentivo pronta per lo zaino in spalla né per un trip in completa libertà. Così, pure da viaggiatrice ‘five minutes only’ ho visto una natura arcaica, il palazzo dove Luky Luciano, Franck Sinatra e Batista decidevano come organizzare il malaffare all’Havana, il quartiere dove Fuster ha copiato Gaudì, e dai vi farò sapere come butta…

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