Misera California

Come si esce da una stanza? Bé due che lavoravano dove sto io sono usciti dalla finestra. Non è bello a dirsi. Sembra irrispettoso, ma andarsene volando è un atto di libertà. Una specie di reazione esasperata. Almeno credo. Sto cercando di restare concentrato sul fatto che a un certo punto “uscire” diventi prioritario

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Leslie Shows, Blood

Nel mio quartiere la maggior parte delle persone che incrocio e saluto con un cenno della testa escono da casa per la partita. Io odio il calcio. Non ne ho mai capito le geometrie, le strategie. E poi mi fa schifo correre. Ho fumato presto. La prima sigaretta l’ho accesa a dodici anni e ho pensato “Sono fottuto”. Mi è piaciuto subito e non ho nemmeno tossito. Fu il compagno di mia madre che glielo disse. Anzi, la portò nella piazzetta dove si sgommava coi motorini e le fece vedere che avevo una sigaretta che bruciava fra le dita. Non mi disse nulla, ma mi chiamò nella sua stanza e mi guardò in quel modo speciale che voleva dire un sacco di cose che dovevo interpretare da solo. Una era “Tuo padre non avrebbe approvato”

 

Non si fuma più nei pub. Questo è un buon motivo per non fingere di farsi piacere il calcio, i grugniti, gli urli di esultanza e le pacche sulla spalla. A me piace stare solo. Così la visione delle cose resta nitida. Certe volte basta il colore della luce a cambiare la giornata. Ascolto musica ma non sono metodico. Non sono di quelli che ti citano le discografie complete e le formazioni. Vado a istinto. A casaccio. La stanza resta chiusa e ci metto la musica per scopare. Quando tocco una donna, la tocco nell’intimità, non so se i suoi rumori mi piaceranno. La musica aiuta. Ci aiuta entrambi a lasciare andare un po’ di resistenze. Abito in una stanza e prima di uscire di casa la chiudo a chiave. Non si sa mai che a quelli che vivono con me venga voglia di curiosare fra la mia roba. Non è che abbia nulla da rubare. Sto leggero. Intendo dire che resto allerta, con un piede fuori dalla mia vita di tutti i giorni, non è affatto detto che non arrivi l’occasione, quella che tutti dicono di aspettare, e io possa spiccare il volo. Non vi immaginate cose strane, non per buttarmi dalla finestra. La prigione non è la stanza chiusa. La prigione è fuori. Devo averlo letto da qualche parte. Resta la questione: come esco dalla stanza? Queste cose non le dico a nessuno, certi giorni non mi parlo nemmeno. Mi piace tenere una valigia a portata di mano e credo che presto incontrerò una donna che profuma come dico io. Le persone che mi piacciono le riconosco dagli odori. L’odore della pelle e il tono della voce non mentono, le parole sì. Così immagino di incrociare una che viaggia leggera pure lei e che stia per aprire la porta. Però ancora non ha avuto il coraggio. La perfezione è un fuoco inestinguibile che si accende attorno a me come una torcia, un’aura, un magnete. È la voce melodiosa che scatta a lunghe pause. Ecco… Magari la trovo ed esco. Esco dalla stanza.