Suite per un abbandono

La scena cambia, sono in uno dei miei luoghi dell’anima. Avviandomi incontro un clochard. Alto, sporco, con un dente rotto. Con la tua faccia sorniona

I sogni sono così, si svelano attraverso immagini che sgattaiolano fuori. Davanti al mare, aspetto la belva che saprà spegnere il cervello e usare ciò che soddisfa la fica. A casa mia, nel silenzio verde del giardino, arriverai brandendo due dita, poi tre, quattro… da usare dentro di me. Niente da aggiungere. Saliva, secrezioni, odori. Le gabbie non le voglio. Gli anelli li lascio alle fidanzate con la messa in piega.

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Il piacere è in questo angolo. Nel fondo del pozzo calmo, limpido e segreto. Mi inabisso nelle pieghe attraverso te, conservandomi intatta. Non posso restare qui, il biglietto aereo è già prenotato per domani alle otto e 45. Non ci sentiremo. Non ci scriveremo messaggi né ci addormenteremo con l’immagine dell’altro in testa. D’altronde si sa, se insegui un’ombra ti sfugge, se scappi ti tallonerà

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Uno dei pochi modi che conosco per lasciare che il rapporto di interdipendenza fra la pianta epifita e il fungo donatore di proteine resti di mutuo supporto. Tu mi infliggi un orgasmo senza conseguenze, io lo lascio andare. Perché il sesso è l’unica filosofia della conoscenza che so. Una volta avevo bisogno dell’alcol, perché dietro la fame del corpo si camuffa anche una fame d’amore senza limiti. Adesso c’è la strada del ghosting, la sparizione seriale, lastricata di altri incontri senza sonno e futuro. I tuoi e i miei qualche volta ce li raccontiamo.  Una linea di condotta pacifica che interdice l’intimità. Taluni momenti privati in atti pubblici risultano impiegatizi, fra una cena, un «Tuo figlio come sta?» e un’alzata di pantaloni simultanea al riagganciarsi del reggiseno. Dalla porta finestra l’ultimo raggio di sole ti arriva sulla nuca e dalla pelle si alza giusto un velo di profumo

Forse a Natale ci troveremo

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Silvia Camporesi, Hotel, Porretta Terme, from “Atlas Italiae”, Hand-painted giclée print, cm 28 x 40, 2015

Metteremo un po’ d’amore neelle nostre solitudini e ricorderemo, conversando, che esiste il paesaggio, quel sole sulla faccia, i dolci e gli odori della notte. Per un attimo dispiegheremo il foglio accartocciato e proveremo a vivere così, come viene viene.

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