Segmentation fault

Un errore di segmentazione (in inglese segmentation fault, spesso abbreviato in segfault) è una particolare condizione di errore che può verificarsi durante l’esecuzione di un programma per computer. Un errore di segmentazione ha luogo quando un programma tenta di accedere ad una posizione di memoria alla quale non gli è permesso accedere, oppure quando tenta di accedervi in una maniera che non gli è concessa (ad esempio, scrivere su una posizione di sola lettura, oppure sovrascrivere parte del sistema operativo). I sistemi basati su processori come il Motorola 68000 fanno riferimento a questi errori come errori di memoria o di bugs 

(Wikipedia)

La Natura non è silenziosa, si limita a ignorarci. Dio non è in silenzio, ci snobba. Siamo troppo stupidi per destare il suo interesse. Nei momenti di pausa dal lavoro di cameriera, dal lavoro quindi, dal movimento continuo delle mani che mette a tacere il cervello, pensavo alla Natura e agli errori nel mio sistema

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Anni Leppälä, Ribbon, C-Print, mounted on aluminium, 94 X 62,5cm, Edition Of 7+2ap, 2004

Le stelle ci guardano dalla stessa parte del mondo? Ho molta solitudine per vagare. E certe volte devo farlo. Con il dovere intendo la necessità di allontanarmi dal retro del magazzino del ristorante nel quale lavoro. Quel posto mi opprime anche a casa.

Trecentocinquanta euro in tutto. In nero. La cucina industriale da smontare e lucidare due volte al mese. Con il solvente per stalle. Le varici per il calore del forno. E il comì che mi segue quando vado a prendere la farina. Ci vado il mercoledì. La settimana scorsa mi ha avvicinato dicendomi che gli sembravo smagrita. Gli ho risposto sì, che era vero. Mi ha toccato il braccio. Il polso. Il viso. Avevo avuto l’influenza e la bronchite ma non ero mai mancata dal lavoro.

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Nobuyoshi Araki, EroReal, RP direct print, Paper size: 50.8 x 61 cm, 2013

Ho un diploma da tecnico del computer. Ormai superato. All’epoca dei miei quattordici anni sembrava una buona idea. Un modo per parlare una lingua oggettiva che risolve i problemi. Poi i problemi hanno cominciato a parlare linguaggi non biunivoci. Non c’era più l'”and or not” booleano, né quello sequenziale delle righe di programmazione.

Alfredo, il comì, se n’è andato per qualche tempo, poi è tornato. Il suo cane è morto e lui ha avuto un piccolo esaurimento nervoso. Aveva quello da amare. Solo il cane l’amava. Per quanto nemmeno amare sia un verbo sicuro. Qualunque oggetto può scomparire, in un modo o nell’altro. Anche Alfredo quindi si è sciupato. Ha cominciato ad avere un tremito alla testa, che non lo lascia. Sono andata a vedere dove l’ha seppellito. L’ho accompagnato nel punto esatto del giardino che si trova dietro la casa, lì ha scavato una buca di un paio di metri e ci ha messo dentro il cadavere del cane. Lo ha seppellito abusivamente. Con il  veterinario del Comune sarebbe costato troppo. In quel punto abbiamo guardato la terra smossa e mi ha toccato il braccio, il polso e ancora il viso.

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Anni Leppälä, Buttons II (marble), pigment print, framed 21 x 28,8cm (with frame) edition of 7+2ap, 2014

Il mercoledì rimane un giorno difficile per entrambi.

RITUALI

di Eugenia Galli

A un certo punto ho cambiato rituali

 

È domenica mattina, sono in chiesa

tra i fedeli che procedono in fila

per il corpo di Cristo, per il corpo del Figlio

da ingoiare nell’ostia

Senza vino, per favore

                                               ché ho paura del sangue.

All’altare quel prete censore

la inzuppa nel calice, la ficca in bocca

a me che ho dieci anni e sono astemia.

Beffardo o noncurante poi aspetta

che io torni alla panca, mi inginocchi

con gli occhi alti alla croce.

 

 

A quel punto non sapevo cosa fare. Sentivo l’ostia incollata al palato e quel sapore disgustoso in bocca. Ho aperto il libretto dei canti e l’ho sputata in mezzo a due salmi sperando di non essere vista.

Poi è arrivata una suora. Se n’era accorta. Senza una parola, con disgusto glaciale, ha aperto il libretto, ha preso l’ostia piena di vino e saliva e l’ha mangiata facendosi il segno della croce.

 

 

Me ne sono ricordata anni dopo

ingoiando lo sperma di qualcuno,

condannando così a non farsi carne

quei Figli dal sapore disgustoso.

 

Ero Tèreo re di Tracia che violenta la cognata,

ero la chiave del Conte Ugolino

che gira una volta alla porta

and turns once only

                                                           We think of the key, each in his prison

                                                                                                          Thinking of the key

                                                                                                                      each confirms a prison

 

Era un Vangelo in breve

senza prendermi la briga della cena degli ulivi della croce.

 

Altare era il bancone al bar,

allora il vino l’amavo e il mio il rito

era uno scambio abituale: saliva

in fondo alla navata della sera,

schiacciata in mezzo a musica profana.

 

MI HANNO VIOLENTATA,

MI HANNO VIOLENTATA E MI HANNO STRAPPATO LA LINGUA

Ma ho imparato a tessere comunque la mia tela.

MI HANNO LAPIDATA COME SI CONVIENE A UNA PUTTANA

ED ERANO GLI STESSI CHE MI AVEVANO TOCCATA.

Ho perso sangue e sono stata zitta.

 

 

Al mio risveglio ero un usignolo.

Ho fatto colazione con le uova del mio nido

sbattute a bordo calice,

ho riempito il deserto col mio pianto

e poi ho finalmente preso il volo.

 

 

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Scrivile addosso quando non ti è possibile farne a meno

Se l’essere umano si estinguesse, la natura si riapproprierebbe senza problemi dello spazio lasciato libero. Questo pensiero è per me di assoluta consolazione

(Vitaliano Trevisan)

Lo sente come la quindicenne che fa entrare il compagno di classe nella sua stanza e nel suo corpo. Tiene un diario dove raccoglie cose importanti e segrete. Quindi non può avvicinarsi. Questa sensazione di intimità proibita e lancinante. Lo sa: anche lui lo pensa. Pensa: “interdetta”. O forse, più semplicemente, non pensa nulla e si limita a osservarla. Ci sono pochi passi dalla sedia al letto. Ma la velocità di lui è un’altra. Anche nei brani che gli fa ascoltare ci sono delle aree di disturbo. Per fortuna lo divertono

Sua madre le ripete al telefono che si butta via. Il tempo la trascina con sé e trova faticoso opporsi.

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Nan Goldin, Nan and Brian in bed, NYC 1983

Si deplora. Lo ha invitato a cena, è venuto. Lui ha mangiato un hamburger, lei salmone. Lei ha bevuto tre calici di vino per allentare la tensione. Hanno riso e parlato. Lui molto meno di lei. Ha evitato di guardarla dritto negli occhi. Non sa, comunque, se a mancare di raggiungerlo dipenda da una sua negligenza. Da un’ostruzione nello spirito d’iniziativa. Qual è il suo ritmo?

Guardala, è la Natura. Una natura coltivata. Come l’argine attraversa la campagna: «Ti raggiunge. Ti sposti». Le rogge si sono riempite così tanto d’acqua che il terreno la vomita in superficie. Le zanzare della pianura li divorano, mescolando il loro sangue

Le giornate sono afose e queste temperature, ne è certa, lo deprimono e lo stancano. Gli fanno desiderare di svincolarsi dalle passeggiate e dagli appuntamenti. Più semplice incontrarla in luoghi senza particolari caratteristiche. Anonimi e traslucidi come autogrill. Lei canticchia Sóley e pensa: “Sei un alieno”. Però lei si è adattata e perduta: “Tu no”, dice. Parlando a se stessa.

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Przemek Matecki, Landscape, oil, paper on canvas, 81 x 68 cm, 2007

— Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!

— Posso solo danneggiarti se ti tocco

— Tu puoi salvarti e… Salvarmi

— Il tuo è un atto di arroganza. Infantile

— Non è così

— Come fai a esserne certa?

— Sono solo innamorata. Ma non c’è più grandezza nemmeno nei grandi

— Essere pagato per quello che faccio è l’unica grandezza che conosco. Ma non sono in vendita, semmai in affitto…

Marco Ferreri I Love You
Marco Ferreri, I Love You, still from film, 1986

Quel  fatto di parlare a un morto resta una prova di carattere. Attraversare il rifiuto era, in ogni caso, quel tipo di tentativo che avrebbe preferito di gran lunga risparmiarsi. Il silenzio di un morto resta una condizione che chiunque vorrebbe evitare. Un’interruzione che devia il percorso nell’età dei ripensamenti. In qualche modo frutto della decadenza fisica e del fuoco. Un incendio la brucia e dovrebbe generare nuove arborescenze, lungo le zone morte. Così l’ostacolo è biblico. E l’angoscia il pegno che lascia a lui, per essersi spinta nella direzione sbagliata. Lei non sa più tornare a casa. Una casa che manca. Dopo cena si è aperta una possibilità. Infine, una lotta interiore con vecchi fantasmi e angeli vendicativi. La bambina è chiusa nella stanza e ha paura. La donna è inadatta ad andare da lui, a scoparselo o a farsi scopare: in questa prova c’è il fastidio dell’altro e l’attesa di una terra promessa sulla quale riposare. Prima o poi.

Giacobbe gli chiese: «Ti prego, svelami il tuo nome». Quello rispose: «Perché chiedi il mio nome?» E lo benedisse lì. Giacobbe chiamò quel luogo Peniel, perché disse; «Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata». Il sole si levò quando egli ebbe passato Peniel; e Giacobbe zoppicava dall’anca.