Della luce e di altri demoni

In albergo c’è una corte tonda che fa perdere l’orientamento se hai bevuto troppo. La febbre dei Caraibi è una specie di peste del sole. Tutti vogliono scopare e tutti hanno fame, così mettere insieme le cose può generare un cannibalismo sublime. Il bar è libero, quindi si beve in modo compulsivo, spinti da quel ricordo di penuria misto all’interdizione agli hotel, alle spiagge e alle donne bianche

A Cuba chi è bianco sta meglio, i neri più neri erano schiavi e quel ricordo di sottomissione resiste nell’evidenza della superiorità della sfumatura, nel bisogno di pareggiare i conti, nella fame di riscatto, o anche in una ottusa ricerca di soldi e basta

Arrivata a Varadero pensavo che non avrei mai più scelto un posto così turistico e assurdo. Avevo messo in un bicchiere la conchiglia raccolta facendo snorkeling con un cubano bianco, che mi aveva tenuto la mano per tutto il tempo dell’immersione a pelo d’acqua. La conchiglia puzzava come un cadavere. Ma era il segno del risveglio, anche attraverso un contatto parziale. Il mio cortese rifiuto, dopo una giornata di attenzioni e balli impacciati, non aveva reso meno intensa la gita in catamarano a cayo delle iguane. Chi ha detto che il sesso non è romantico non ha esplorato i bassifondi dell’anima latina. I Caraibi non hanno ombre, la luce è verticale, assoluta, come se spiovesse dalla navata di una chiesa gotica senza vetrate né architravi

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Prigionieri del proprio Paese

Sono stata una turista, lo ammetto. Ma aspiravo al viaggio: il viaggio è sempre amore e l’amore non può essere meno che bellissimo. Il vero ritratto di Cuba è la libertà che manca, el bloqueo e la carenza di cibo. Per questo l’intensità è quella latina: un ‘cuba libre’ è composto del ricordo di Luky Luciano che svuota le bottiglie di Coca-Cola e le spedisce a Miami colme di ron, ancora rumba e sudore, parole traboccanti di passione e la mano tesa per una mancia d’accompagnamento. Non tutti stanno così male in arnese, ma chiunque abbia incontrato smania per ottenere qualcosa, volontà di cambiare la propria condizione, bisogno di dedicarsi a un ‘negozio’, favorire sé o gli amici, accedere alla prospettiva dell’altrove, sa che lo straniero è un’opportunità troppo ghiotta perché scorra via senza tentare di intrattenervi un rapporto. Un’amica mi ha regalato il passaporto nel 2015, avevo già Cuba nella mente.

Viaggiare soli ma anche protetti, come nella vita; quando possibile, era l’obiettivo. L’altro motivo, era la Trilogia sporca dell’Avana. Ossia: scoprire che può essere magnifico rinunciare al controllo e ricominciare a danzare nel ventre maleolente di un solar, o nella turistica scena da cartolina fatta di spiagge bianche, palme e tramonti tanto veri e così lontani dalla realtà. I cubani hanno un vuoto dentro che non si può riempire, io pure. Si vede da come gozzovigliano quando possono; anche io l’ho fatto da ragazza, ma per ragioni diverse. Loro non possono salire su una barca, catamarano, surf, chiatta, per la famosa legge dei ‘Piedi asciutti Piedi bagnati’, revocata da Obama nel 2017, che chiamava in causa gli States e l’obbligo a dare casa e lavoro a cubani arrivati con mezzi propri, ma soltanto via terra. Io non posso scappare sempre, tuttavia si può migliorare, in entrambi i casi