Una frase lunga un libro #82: Raymond Carver, Orientarsi con le stelle

Una frase lunga un libro #82: Raymond Carver, Orientarsi con le stelle, minimum fax, 2016,  16,00; trad. di Riccardo Duranti e Francesco Durante * Una forgia e una falce Un minuto fa avevo le fines…

Sorgente: Una frase lunga un libro #82: Raymond Carver, Orientarsi con le stelle

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and the spider is there, in every corner
and the rat is there, under every cupboard
and the snake, in the grass of every garden
and the centipedes got most aggressive
(& wolves of course, howling from the hills around)
you think well they sure have their own intentions
but no, they are there to get you, and even
windows are laughing, all things have codes on them
so with a screwdriver you pop out the crown
of your low right molar (wow now that’s some blood),
better kill one spider than none after all

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Fuoco

Amicizia
a·mi·cì·zia/
sostantivo femminile
  1. 1.
    Reciproco affetto, costante e operoso, tra persona e persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri e da una prolungata consuetudine: fare, stringere a. con qualcuno; rompere, guastare l’a.
  2. 2.
    eufem.
    Relazione amorosa.

Nel gioco d’azzardo, nella droga e sul lavoro, non c’è amicizia. Lo sa, l’affermazione è perentoria, quindi chiede di essere ricusata, fatta a pezzi e rimangiata. Il modello è quello della dipendenza. Nella dipendenza la complicità vera te la sogni. La maschera del dipendente ha occhi grandi che contengono, in fondo a essi, una forte richiesta d’aiuto. Chi è stato rifiutato, chi ha mangiato merda per tutta la vita, sente un ordine d’intervento irresistibile verso il dipendente e stabilisce legami proibiti con lui

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Mary Waters, Portrait (French Woman), oil on linen, cm 150×200, 2012

Il fuoco adesso si è raffreddato – È una questione di distacco dall’ego -. Ma lei non era in pace. Perché in lei, nel suo stomaco e poi giù fino al ventre, alle cosce e le caviglie e i piedi e la punta delle dita delle mani, e poi su per la fronte e le orecchie, il fuoco non c’era. Invece nella donna giovane sì che c’era, e voleva bruciare ogni cosa, senza usare le buone maniere, il rispetto, e quelle cose inutili accampate da chi aveva un piede nella menopausa. La donna giovane veniva dall’Est, era stata la femmina di un capo mafia, batteva sotto un’insegna gigante a forma di dente, per rifarsi gli incisivi che un cliente le aveva spaccato. Quello era il passato, un passato non proprio remoto ma legato ad altri luoghi e a una identità per fortuna sepolta e rigenerata in una nuova nazione. C’era nel carattere dell’uomo che aveva conosciuto, incontrato a una cena insieme all’amica giovane, nel suo stesso essere, qualcosa di seducente e di inafferrabile che disponeva tutte le donne a suo favore. Le attirava, incoraggiava le loro fantasie e si divertiva a metterle le une contro le altre. Si sa, l’antagonismo femminile non aspetta che di essere solleticato per esprimersi come in Biancaneve. La vecchia strega deve morire per avere tentato di fare fuori la graziosa principessa dei Carpazi. – Non hai detto no, hai detto vediamo. Vediamo. Pensavi che non capissi? -. Veleni, agguati, tranelli e via discorrendo

Ha culmi eretti, foglie glabre, fiori rossi in spighe terminali. Ecco quel fiore, che da rosso diventa giallo. Uccide quel fiore. Si chiama gelosia. Ma prima era amore.

Perché leamicizie finiscono? Dos Passos ed Hemingway.

Loris Mag

Tempi Migliori, di John Dos Passos, edizione Sugarco, del 1991, mi faceva l’occhiolino sulla bancarella di un negozio di libri usati.

La persona che avevo sentito parlare di John Dos Passos era Giulio Mozzi, scrittore, editor e talent scount per alcune tra le più importanti case editrici italiane. Durante un laboratorio di scrittura in una casa sulle colline, Giulio Mozzi aveva elogiato la tecnica compositiva del suo capolavoro, Manhattan Transfer, un labirinto letterario fatto di articoli di giornale, pubblicità, lettere. Dos Passos non poteva che essere uno scrittore importante.

E  poi la casa editrice: Sugarco. Ci lavorava lo zio di Matteo T. che, all’epoca delle mie scorribande milanesi, ospitava me e qualche altro amico nel suo bilocale. Oltre a un sacco di preziosi tesori della filosofia e della letteratura, la sua libreria straripava di edizioni Sugarco: William Borroughs, Wilhelm Reich, Jack Kerouac, Jack London, Gary Snyder che io passavo le ore…

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Ripensamenti

« Vieni da papà, su vieni… »

L’uomo lo sussurrava al suo orecchio sfiorandole il collo con la punta del naso. Le stava dicendo che quando faceva l’amore gli piaceva quella frase. Gli piaceva ripetere quelle parole, scandirle, pronunciarle a voce bassa e perentoria. Così, aveva provocato in lei un moto di eccitazione alla quale non aveva fatto seguito nessuna avance

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Erwin Olaf, Desiree, Black Series

La casa era invasa di mosche. Puliva da quattro giorni. Ma quell’odore di frutta marcia e decadenza sembrava averle inondato anche il cervello. Aveva chiuso il telefono in un cassetto, in modo da impedirsi di controllarlo di continuo. L’uomo non l’aveva più chiamata e lei non voleva sottostare alla semplice legge del più forte. Alla legge che fa ammattire chi insegue e sfuggire chi viene braccato. La luce era obliqua fuori, le colpiva gli occhi e le regalava un tepore felice

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Jeannette Ehlers, Whip it good, performance, 2014

Una sera era andata a cercarsi un amore giovane, di quelli che hanno il profumo che ti rimette al mondo. Lo sguardo di un pischello vent’anni più piccolo che dice: Ti proteggo io. Poi aveva realizzato che si trovava a Cornelia, coi pantaloni in similpelle neri, e a tarda sera l’aveva presa la paura. Anzi, proprio il panico. Un amico del pischello le aveva chiesto la tessera sanitaria per le sigarette e l’aveva mollata in mezzo a un gruppo di albanesi di vent’anni. Una di loro le aveva detto: Che ci fai qui? Se lo era ripetuto in testa senza risponderle: Che ci faccio qui? Aveva mollato pischello e compagnia e si era ritrovata ad aspettare la metro. Angoscia e vergogna appiccicate alle mani che non la smettevano di rovistare nella borsa, in cerca di niente. Ridicola, si rimproverava. Sei una carampana ridicola

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ATG, Urban transporter, 2016

A casa l’odore di marcio continuava a impregnare le pareti, i divani e le lenzuola. Qualcosa che prima era vivo si stava decomponendo da qualche parte.

 

Scrivi o muori

Aveva parlato di Servizi segreti. Di una macchia nella sua storia. Un fatto lontano e ora vivo come brace, di delazione da parte di uno del gruppo di allora. Quello era un tipo strano che non ti guardava mai in faccia. Uno che per salvarsi la pelle non avrebbe esitato a vendersi la famiglia per intero. Fatto perso, senza fissa dimora, ma lucido abbastanza per gestire bene il traffico di roba vicino all’Università. Lui comprava solo fumo e qualche Plegine, in ogni caso sapeva dove abitava e una notte l’aveva lasciato dormire sul divano in cucina

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Judy Dater, Untitled

Così, da quel momento in avanti, la depressione, o un vago senso di male di vivere misto a bramosia, non lo aveva più lasciato. Stanco di osservare tutti gli amici, i compagni d’appartamento e le fricchettone in transito, come una massa di possibili delatori, decise, senza pensarci oltre, di trasferirsi nella casa degli zii. Morti da sei mesi, a distanza di poche settimane. Tumore la zia, crepacuore lo zio. Entrambi privi di prole e nipoti, tranne lui. Il cocco, quello cui spetta il perdono

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Pieter Hugo, Escort Kama. Enugu, Nigeria, © Pieter Hugo, Courtesy of Stevenson, Cape Town/Johannesburg and Yossi Milo, New York, 2008

Cosa avrebbe fatto nell’isolamento montano non lo sapeva bene. Si trattava di spolverarsi da dosso quel senso di tradimento. Di perdita di una comunità e del linguaggio preciso che la connotava. Orfano, era rimasto orfano per la seconda volta. E incazzato con l’infame, o gli infami. Con il sospetto che anche il suo professore di Storia moderna avesse avuto un ruolo nella cosa. La cosa orribile che l’aveva cacciato dalla sua vita, costringendolo a un rapido trasloco notturno, senza fornire spiegazioni a nessuno di loro. Meglio parlare dopo, si era detto. Dopo avere riflettuto con attenzione sulle soluzioni

Scrivere o morire gli suonava eroico. E volle stilare la tabella dei premi e delle punizioni. Coca e sigarette o acqua e patate. Una volta alla settimana sarebbe andato giù in paese, rari saluti, niente donne. La casa era rimasta chiusa per anni, vi avevano nidificato i topi. I vetri della finestra del lucernario erano rotti e il primo emporio stava ad almeno dieci chilometri. Venti in autunno, a partire dalle prime nevicate. Lo ricordava più vicino. Cosa avrebbe fatto in questa bolla di niente? Scrivere o morire, scrivere o morire, si ripeteva. Hai una qualche idea di come si fa?, pensò. No, ma i boschi mi aiuteranno, si disse. Da bambino mi piaceva qui, pensò. Il suo brillante avvenire era diventato in un lampo un dossier, le sue amicizie cancellate dai sospetti. Il mezzo rottame che l’aveva portato fin lassù avrebbe esalato l’ultima nuvola di fumo dal tubo di scappamento, appena la notte si fosse decisa a fare precipitare il barometro. Nell’armadio trovò coperte, ragni e qualche scorpione intontito. La prima cosa da buttare giù era la storia di un tossico amico suo, che aveva venduto punte di matita al posto di micropunte di LSD ed era stato pagato con un assegno scoperto. Un doppio pacco che lo divertiva ma gli ricordava anche di non avere nemmeno un grammo di fumo per sciogliere i pensieri.