Prigionieri del proprio Paese

Sono stata una turista, lo ammetto. Ma aspiravo al viaggio: il viaggio è sempre amore e l’amore non può essere meno che bellissimo. Il vero ritratto di Cuba è la libertà che manca, el bloqueo e la carenza di cibo. Per questo l’intensità è quella latina: un ‘cuba libre’ è composto del ricordo di Luky Luciano che svuota le bottiglie di Coca-Cola e le spedisce a Miami colme di ron, ancora rumba e sudore, parole traboccanti di passione e la mano tesa per una mancia d’accompagnamento. Non tutti stanno così male in arnese, ma chiunque abbia incontrato smania per ottenere qualcosa, volontà di cambiare la propria condizione, bisogno di dedicarsi a un ‘negozio’, favorire sé o gli amici, accedere alla prospettiva dell’altrove, sa che lo straniero è un’opportunità troppo ghiotta perché scorra via senza tentare di intrattenervi un rapporto. Un’amica mi ha regalato il passaporto nel 2015, avevo già Cuba nella mente.

Viaggiare soli ma anche protetti, come nella vita; quando possibile, era l’obiettivo. L’altro motivo, era la Trilogia sporca dell’Avana. Ossia: scoprire che può essere magnifico rinunciare al controllo e ricominciare a danzare nel ventre maleolente di un solar, o nella turistica scena da cartolina fatta di spiagge bianche, palme e tramonti tanto veri e così lontani dalla realtà. I cubani hanno un vuoto dentro che non si può riempire, io pure. Si vede da come gozzovigliano quando possono; anche io l’ho fatto da ragazza, ma per ragioni diverse. Loro non possono salire su una barca, catamarano, surf, chiatta, per la famosa legge dei ‘Piedi asciutti Piedi bagnati’, revocata da Obama nel 2017, che chiamava in causa gli States e l’obbligo a dare casa e lavoro a cubani arrivati con mezzi propri, ma soltanto via terra. Io non posso scappare sempre, tuttavia si può migliorare, in entrambi i casi

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Eclissi

È troppo tardi ormai per avere paura (À bout de souffle, 1960, Jean-Luc Godard)

« Sei il giro di routine »

« Tu la solita bambina capricciosa. Prendimi una birra, sbrigati! »

« Chiedimi per favore »

« Per favore e non perdere tempo »

Il mare si è ingrossato. Gli occhi sono gli stessi e vedono le scene amate e detestate da anni. Fra poco l’eclissi d’agosto pulirà il cielo

Penelope Umbrico, TV from Craigslist, digital mock-­up for variable sizes of c-prints on metallic paper, 2008

Nella stanza la luce della candela illumina il tavolo dei riti. I biglietti con i propositi di scioglimento del karma legati alla lunazione: Luna crescente desideri, piena stabilizzazione degli obbiettivi, calante distruzione delle cattive abitudini e superamento degli ostacoli. Durante il vuoto di Luna, il periodo tra la fine della Luna calante e l’apparizione della Luna nuova, lei chiede per i sabotaggi, e di sciogliere il gelo che la abita. Nell’ultimo sogno riappariva il mare, l’impossibile tuffo e le meduse. Come è vicina la gioia, il vortice di parole sul senso della vita che si mescola con la canzone che ripete Where is my mind?

Penelope Umbrico, Mirrors (from Catalogs and Home Decor Websites), 2001 – 2011

Una sera di giugno aveva giocato alla playstation, stesa sul letto dell’amante giovane. Mancava lo scopo nel gioco che lui le aveva proposto, si trattava di evitare di essere trascinati dal vento e attraversare distese innevate, in solitudine. Un viaggio psichedelico nel vuoto di pensiero. Non aveva fatto l’amore quella notte, né dormito. Qualche ora appena. « Devi pensare a te stessa » aveva concluso. Alla fine, per una iper logica l’occulto è una specie di dissonanza cognitiva. Simile a quell’attraversamento solitario in cui il vento riportava indietro l’incappucciato pellegrino senza rotta. Una contraddizione, come stare svegli per andare a dormire.

« Perché non scendi dalla giostra »

« Ho paura »

« Di cosa? »

« Di sentire dolore »

« Così ne senti di più »

« Sì, forse. Ma posso dare la colpa agli altri »

« Maledetto Carter… »

« Che vuol dire? »

« Un vecchio cartone. Dovresti essere più leggera »

Il gatto è tornato.

Due mogli. 2 agosto 1980 di Maria Pia Ammirati

Ci sono morti e non responsabili, ci sono corpi bruciati, ci sono uomini secondari – i mariti suppellettili e i figli accidiosi –, c’è un’orazione civile al femminile, c’è la faction (un po’ finzione e un po’ cronaca di un altro secolo, il Novecento al suo apice d’ottimismo, nonostante tutto così vicino all’attualità). Quante trame di vita su quei binari titolava l’articolo di Biagi, all’indomani dell’esplosione

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