Pas

Mentre scendeva dall’automobile cadde nella pozzanghera. Sopra di lei il cielo aveva quel punto d’azzurro che ogni pittore ha cercato di emulare nella sua carriera. Essere Pas è una invalidità nota solo da qualche tempo. Ruby non sopporta i rumori forti, cambia umore con facilità, quando è molto scossa le tremano le mani e i pensieri si disegnano nel suo cervello come ragnatele. Per lunghi periodi, soprattutto nella stagione che va da settembre a febbraio, la coglie una depressione latente, una tendenza alla procrastinazione, un appetito a intermittenza, la sensazione di essere l’unica persona negli universi a parlare la lingua matta che nessuno capisce. La meditazione è uno dei rari metodi stabilizzanti, a patto di essere praticata con una disciplina inflessibile. Pas significa Persona con alta sensibilità. Fate conto di entrare in una stanza e di essere attraversati dai pensieri di tutti quelli che ci stanno dentro. Immaginate di stare con un uomo e di avere male allo stomaco se ha male allo stomaco, mal di testa se ha l’emicrania e di smettere di lavarvi se puzza. Un Pas è un condannato che scorrazza a piede libero che ha come prigione il cervello degli altri. Rideva inzuppata fino alle mutande di acqua e fango e un gatto di strada dagli occhi gialli le si avvicinò ronfando; all’apice del gradimento le pisciò sui pantaloni.

Un odore

Tu sei un albero, e un albero è autarchico. Ho imparato a cucinare a circa quindici anni. Al ritorno da scuola mi fermavo al supermercato a fare la spesa, mia madre tornava tardi dal lavoro, era esigente. Compravo enormi stronzate: chili di pomodori secchi, troppi formaggi camembert, grandi approviggionamenti di yogurt. Non c’era un filo conduttore in tutto ciò. Provavo i cimbali, i fiati, gli archi. Ma non trovavo la sinfonia e mia madre era scontenta

La vita adulta non è stata diversa, ho provato la dodecafonia e la struttura tonale, tuttavia l’accordo con il mondo ha avuto delle crisi. Una crisi è una scelta: c’è un prima e un dopo, quando si risolve, niente sarà più lo stesso

Pornolove

Il bagno del teatro era decadente: decadenti erano i tendaggi di velluto e le poltroncine imbottite

Marilyn Minter, Blue Poles” (2007), émail sur métal, 152, 4 x 183 cm

Seduto in disparte stava guardando il display del telefono cellulare. Molti anni prima vivevamo nello stesso appartamento. Ora non avevamo il cuore di riconoscerci. Gli avevo presentato un’amica e avevano legato subito. Lui era piccolo e lei ai confini del pachidermico, con un culo ritenuto mondiale soprattutto dagli extracomunitari: innamorati delle morbide forme muliebri. Mi sorprese. Una relazione priva di litigi e, come prevedevo, anche d’amore. Lui cominciò a tradirla con una stangona di un’altra città, appena dopo la chiamata alla leva. Manteneva casa della mia amica come appoggio – risparmiare può avere applicazioni inaspettate -; appena laureato partì per le campagne londinesi senza dare notizie. Eravamo tutti lì in attesa, a perdere fiducia nelle relazioni, per la prima volta 

Della luce e di altri demoni

In albergo c’è una corte tonda che fa perdere l’orientamento se hai bevuto troppo. La febbre dei Caraibi è una specie di peste del sole. Tutti vogliono scopare e tutti hanno fame, così mettere insieme le cose può generare un cannibalismo sublime. Il bar è libero, quindi si beve in modo compulsivo, spinti da quel ricordo di penuria misto all’interdizione agli hotel, alle spiagge e alle donne bianche

A Cuba chi è bianco sta meglio, i neri più neri erano schiavi e quel ricordo di sottomissione resiste nell’evidenza della superiorità della sfumatura, nel bisogno di pareggiare i conti, nella fame di riscatto, o anche in una ottusa ricerca di soldi e basta

Arrivata a Varadero pensavo che non avrei mai più scelto un posto così turistico e assurdo. Avevo messo in un bicchiere la conchiglia raccolta facendo snorkeling con un cubano bianco, che mi aveva tenuto la mano per tutto il tempo dell’immersione a pelo d’acqua. La conchiglia puzzava come un cadavere. Ma era il segno del risveglio, anche attraverso un contatto parziale. Il mio cortese rifiuto, dopo una giornata di attenzioni e balli impacciati, non aveva reso meno intensa la gita in catamarano a cayo delle iguane. Chi ha detto che il sesso non è romantico non ha esplorato i bassifondi dell’anima latina. I Caraibi non hanno ombre, la luce è verticale, assoluta, come se spiovesse dalla navata di una chiesa gotica senza vetrate né architravi

Prigionieri del proprio Paese

Sono stata una turista, lo ammetto. Ma aspiravo al viaggio: il viaggio è sempre amore e l’amore non può essere meno che bellissimo. Il vero ritratto di Cuba è la libertà che manca, el bloqueo e la carenza di cibo. Per questo l’intensità è quella latina: un ‘cuba libre’ è composto del ricordo di Luky Luciano che svuota le bottiglie di Coca-Cola e le spedisce a Miami colme di ron, ancora rumba e sudore, parole traboccanti di passione e la mano tesa per una mancia d’accompagnamento. Non tutti stanno così male in arnese, ma chiunque abbia incontrato smania per ottenere qualcosa, volontà di cambiare la propria condizione, bisogno di dedicarsi a un ‘negozio’, favorire sé o gli amici, accedere alla prospettiva dell’altrove, sa che lo straniero è un’opportunità troppo ghiotta perché scorra via senza tentare di intrattenervi un rapporto. Un’amica mi ha regalato il passaporto nel 2015, avevo già Cuba nella mente.

Viaggiare soli ma anche protetti, come nella vita; quando possibile, era l’obiettivo. L’altro motivo, era la Trilogia sporca dell’Avana. Ossia: scoprire che può essere magnifico rinunciare al controllo e ricominciare a danzare nel ventre maleolente di un solar, o nella turistica scena da cartolina fatta di spiagge bianche, palme e tramonti tanto veri e così lontani dalla realtà. I cubani hanno un vuoto dentro che non si può riempire, io pure. Si vede da come gozzovigliano quando possono; anche io l’ho fatto da ragazza, ma per ragioni diverse. Loro non possono salire su una barca, catamarano, surf, chiatta, per la famosa legge dei ‘Piedi asciutti Piedi bagnati’, revocata da Obama nel 2017, che chiamava in causa gli States e l’obbligo a dare casa e lavoro a cubani arrivati con mezzi propri, ma soltanto via terra. Io non posso scappare sempre, tuttavia si può migliorare, in entrambi i casi

La linea d’ombra

Ai Caraibi le ombre sono corte e la luce demoniaca. Non ho parlato con la gente del luogo, il tour non lo consentiva tanto

A Viñales c’è buona parte della produzione di tabacco del Paese. La vendita al turista è senza l’anello, che indica la marca, poiché il marchio connota il tipo di foglia usata: bassa, media, alta. Delicata, media o forte. Lo Stato assicura la sopravvivenza, i commerci con i visitatori il benessere, il surplus. Perché ogni guida lo dice, lo Stato di Cuba ha due monete: il pesos cubano e il Cuc, che vale quanto l’Euro, a queste si aggiunge anche il dollaro americano. Un’automobile costa un quarto di una casa, così bisogna scegliere di possedere o l’uno o l’altro. I bambini ricevono pannolini e latte dallo Stato fino ai sette anni, l’Educazione fino alle superiori, acqua, elettricità e gas a cifre irrisorie e la Sanità è fra e migliori del Centro America, tuttavia i medici cubani emigrano mentre nel Paese resta il peggio. Cuba non è mai stata comunista, bensì socialista. Ha ricevuto aiuti dalla Russia fino agli anni Novanta, porta i segni del connubio nell’architettura a blocchi e nella fame: un vuoto che non si colma né con il danaro né con piatti stracolmi di carne di maiale e pollo, riso, fagioli, mais, uova, patate. Le sterminate coltivazioni di riso, mango, banane, guaiava, arance, lime, pompelmi, mais, riso e canna da zucchero, rendono il paesaggio con cavalli, rare mucche e un esercito di coche – piccoli calessi a quattro ruote che trasportano persone -, un grumo verde rurale, silenzioso, disturbante demone bianco dei Caraibi, fra torture coloniali e pigrizia latina. Il riso si fa asciugare sull’asfalto e poi si raccoglie in sacchi. Mai vista una cosa così…

Spiriti, schiavi e magioni coloniali

Avete mai incontrato un Babalocha? A Trinidad c’è un uomo vestito di bianco, alto quasi due metri. È nato in epoca socialista e quando disse al padre che parlava con gli spiriti, rischiò di essere rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Adesso vive un momento di lutto perché una delle sue figliastre, sulla strada degli Jabo, i novizi della Santeria che devono vestire di bianco per un anno, è morta, quindi per tre mesi non può leggere il futuro con le conchiglie, ma soltanto ‘limpiar’, purificare. Ha occhi tristi, è circondato da animali e aiutanti devoti. Non accetta denaro ma solo offerte

La sua magione è nella città coloniale, sulla piazza della quale un tempo si vendevano gli schiavi usati nelle piantagioni di canna da zucchero, lasciandoli esposti alla calura anche per tre giorni di fila. Il suo nome è Israel, l’altare è bianco e azzurro, l’energia che emana da questo luogo è velata. Il mondo dei doppi santi e degli Orisha si protegge e diventa sincretico. Quasi tutti a Cuba ricevono la mano di Orula, un talismano che significa che l’Opera di apertura del cammino è stata fatta e il sacrificio al

Anche Matanzas è città mistica, patria della Rumba. Lì mi sono avventurata in un barrio periferico per la lettura del futuro. Il Babalawo ha chiesto aiuto al suo primo, il cugino di primo grado. Mi hanno fatto togliere le scarpe, coprire le gambe con un asciugamano bianco ed è iniziato il rimescolamento di una pietra e un seme, contando poi su una una specie di collana con le conchiglie piatte. Il responso lo tengo per me