La barba

Si faceva strada la certezza di essere diversa. I maschi la schivavano e le femmine la invidiavano per la sua sfacciataggine

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Maria Falconetti in The Passion of Joan of Arc, 1928, Carl Dreyer (film)

Era diventata vegana a dieci anni, deperendo in modo visibile nel giro di pochi mesi. Anche le mestruazioni le erano venute tardi. I genitori erano separati. Suo padre si occupava di investimenti nell’Europa dell’Est e la madre aveva un centro estetico nella loro città. La sorella frequentava di nascosto i club bondage. Greta aveva letto di una adolescente giapponese che si era ribellata alle norme di bellezza delle liceali facendosi crescere la barba. Un sabato di novembre aveva preso il rasoio di plastica rosa con le contro lamette intrise di gel all’aloe, che la sorella utilizzava per depilarsi le gambe, e l’aveva passato sulle guance e sopra le labbra, con la mano tremante. Non c’era ancora nulla da radere ma presto un’ombra nera sarebbe apparsa dove adesso la pelle era liscia e da poco le guance avevano smesso di essere tonde in modo infantile. A maggio, quando la trasformazione è già compita, incrocia Justin in palestra

 

 

“Ehi”

“Ehi”

“Certo che sei proprio forte”

“In che senso?”

“Intendo quella”

“Ti riferisci alla barba?”

“A cosa sennò?!”

“Uhm…”

“Sai che mi piace…”

“Beh… sei l’unico. E poi non l’ho fatta crescere per piacere a qualcuno”

“Mi piaci per questo”

 

Andarono nello spogliatoio e Greta sfiorò il petto di Justin che aveva due lievi rigonfiamenti, come due seni appena sbocciati. Sgranò gli occhi e Justin le chiese se le facevano schifo, lei fece di no con la testa.

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La stanza

Non posso arredare la stanza, disse la ragazza. Dovrò andare via; meno peso avrò meglio sarà. Lui teneva gli occhi bassi e giocava con le perle di legno del bracciale africano. La ragazza cominciò a spogliarsi, in silenzio

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Reuben Negrón, The Embrace, from the series Dirty Dirty Love, drawing

Il silenzio era subentrato alla fine della playlist di Youtube. Si sentiva il fiato di entrambi. Le note di lei erano diventate alte, quelle di lui gutturali.

« Come stai?», disse la ragazza

« Adesso bene », disse il ragazzo

Nella stanza il calore si era propagato e le coperte erano diventate fastidiose. Il ragazzo, nudo, fra le lenzuola di colore indefinito, si era disteso sul fianco e stava guardando i dorsi dei libri vicino al letto. Li accarezzava con l’indice e nella mente diceva: Addio Salinger, addio Bernhard, addio Carver. Fuori da là una distesa di rabbia con le conviventi della ragazza pressava sulla soglia della stanza

« Riavvieresti il Mac?», disse la ragazza

« Sì. Hai Antony? », disse il ragazzo

« Qualcosa. Cerca su Spotify», disse la ragazza

« Ci rivedremo? », disse il ragazzo

La ragazza non rispose

Fuori il buio si allargava come una macchia di risentimento e paura. Il ragazzo sapeva che oltre al freddo lo aspettava una sera senza cena. Aveva terminato i soldi che i genitori gli mandavano per il mensile. Li aveva finiti a causa della ragazza

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Haruhiko Kawaguchi, from the series Flesh Love, 2016

Per uscire dalla stanza doveva attraversare uno stretto corridoio fra la porta e l’ingresso; un budello sovraccarico di cianfrusaglie che andavano da una bicicletta senza una ruota a un’enciclopedia di cucina

« Perderai il notturno», disse la ragazza

Il ragazzo si rivestì. Uscì dalla stanza mentre la ragazza lo salutava con un cenno della mano; gli occhi incollati al display del cellulare. Oltrepassato il corridoio, restò a guardare le altre porte con le chiavi infilate nelle rispettive serrature. Si diresse in cucina. Aveva sete. Per un attimo, solo per una frazione infinitesimale di tempo, pensò di aprire il gas e chiudere le tre ragazze a chiave nelle loro stanze

Poi se ne andò, lasciando il rubinetto che gocciolava nel lavabo.